La pulsione dell’aggressività fa parte della condizione umana e sarebbe illusorio pensare di debellarla del tutto. Come ogni pulsione però, come ci insegna da sempre la psicanalisi, anche l’aggressività può e deve essere contenuta. E per farlo, occorre costruire attraverso l’educazione quelle che Freud chiama le dighe psichiche: pudore, disgusto e compassione. Insegnare cioè che l’altro è un nostro simile, che sente e soffre come ognuno di noi, e che è una persone che, in quanto tale, deve essere rispettata. “Persone” e non “cose”, dunque, dotate di “dignità” e non semplicemente di un “prezzo”, come direbbe Kant. Persone che meritano di autodeterminarsi e di affermare i propri desideri, i propri bisogni e la propria libertà, senza che qualcun altro decida al posto loro, cerchi di controllarli, e li distrugga quando non si sottomettono.


MICHELA MARZANO

da d.repubblica.it del 25 novembre 2015


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